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Pari Opportunità: scene di ordinario sessismo nel 2020

Pari opportunità nel 2020
Cosa ostacola  il progresso delle donne in ambito lavorativo?

Pari Opportunità: scene di ordinario sessismo nel 2020

CleverConnect ha domandato a uomini e donne cosa ne pensano della situazione mutevole delle donne nelle aziende.

In seguito al movimento #metoo delle donne scatenato dal caso Weinstein, il numero di denunce per aggressioni e violenze sessuali è aumentato notevolmente dal 2017 (circa il 13%).

Le ripercussioni del caso, iniziato a Hollywood, hanno avuto effetti concreti e immediati nella vita quotidiana degli europei. Le donne non tollerano più essere molestate o aggredite e non esitano più a intraprendere azioni legali.

Ma per quanto riguarda il mondo lavorativo? È solo la competenza che conta, o il viscido sessismo continua a ostacolare il progresso delle donne in ambito lavorativo?

La testimonianza di una donna riporta che: "Gli uomini sono favoriti per le posizioni dirigenziali perché pensano che saranno più efficienti e meno assenti. I vecchi cliché sono duri a morire!"

 

Differenze tra la percezione generale (in accezione negativa) e la situazione personale (in accezione positiva)

Parità di retribuzione? Congedo parentale? Sviluppo della carriera? Per il 58% degli intervistati, la situazione delle donne non è molto diversa nel mondo del lavoro.

L'88% degli interrogati vuole sanzioni per le aziende che non fanno abbastanza per l’uguaglianza di genere.

Le donne e gli uomini intervistati sono in generale meno severi con la loro azienda (attuale o passata). Pensano che il loro datore di lavoro tratti donne e uomini allo stesso modo e offra le stesse opportunità ad entrambi.

 

Il desiderio di maggiore informazione

Proseguendo lungo il candidate journey, un ulteriore ostacolo da rimuovere sono i processi di selezione lunghi e complicati, dal momento – secondo i candidati – questi ultimi non dovrebbero durare più di un mese (80%) né prevedere più di due colloqui in presenza presso l’azienda (60%). A tal proposito, per chi lo ha già sperimentato, il video-colloquio risulta essere un’alternativa più che valida, poiché permette di guadagnare tempo e ridurre gli spostamenti.

 

Il desiderio di maggiore informazione

 

 

Tra le vie da esplorare per ridurre le disuguaglianze e le discriminazioni, gli intervistati ritengono che sia necessaria innanzitutto una migliore pedagogia. Favoriscono la trasparenza delle retribuzioni (57%), vorrebbero una migliore comunicazione sugli obblighi di parità di trattamento (48%) e sono aperti all'idea di proporre un piano di sviluppo della carriera accessibile a tutti.

Al contrario, solo il 20% degli intervistati ritiene che l'estensione del congedo di paternità contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze... da questo punto di vista, sembra che la condivisione dei compiti all'interno delle coppie sia ancora un tema di attualità ♀️♂️

Sebbene le autorità abbiano messo in atto alcuni strumenti per affrontare le differenze tra donne e uomini nelle aziende, questi mancano di visibilità: pochi italiani hanno conoscenza dell’obbligo per le aziende con oltre 100 dipendenti di redigere un rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile (art. 46 del D.Lgs. 11 aprile 2006 n. 198).

Alcuni uomini sembrano pensare che la legge sia diventata troppo favorevole al sesso debole: "La parità di retribuzione tra uomini e donne è migliorata molto, secondo me. Solo che ora l'evoluzione per gli uomini sta diventando impossibile perché i manager preferiscono far crescere le donne invece degli uomini. La loro motivazione è quella di attenersi alla legge nel migliore dei modi”.

 

Solo 20 delle persone intervistate ritengono che l'estensione del congedo di paternità sarebbe una misura efficace da applicare.

 

Il desiderio di maggiore informazione

Tra le vie da esplorare per ridurre le disuguaglianze e le discriminazioni, gli intervistati ritengono che sia necessaria innanzitutto una migliore pedagogia. Favoriscono la trasparenza delle retribuzioni (57%), vorrebbero una migliore comunicazione sugli obblighi di parità di trattamento (48%) e sono aperti all'idea di proporre un piano di sviluppo della carriera accessibile a tutti.

Al contrario, solo il 20% degli intervistati ritiene che l'estensione del congedo di paternità contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze... da questo punto di vista, sembra che la condivisione dei compiti all'interno delle coppie sia ancora un tema di attualità ♀️♂️

Sebbene le autorità abbiano messo in atto alcuni strumenti per affrontare le differenze tra donne e uomini nelle aziende, questi mancano di visibilità: pochi italiani hanno conoscenza dell’obbligo per le aziende con oltre 100 dipendenti di redigere un rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile (art. 46 del D.Lgs. 11 aprile 2006 n. 198).

Alcuni uomini sembrano pensare che la legge sia diventata troppo favorevole al sesso debole: "La parità di retribuzione tra uomini e donne è migliorata molto, secondo me. Solo che ora l'evoluzione per gli uomini sta diventando impossibile perché i manager preferiscono far crescere le donne invece degli uomini. La loro motivazione è quella di attenersi alla legge nel migliore dei modi”.

 

Una differenza di trattamento già dal processo di selezione

 

Tra le donne che abbiamo intervistato, alla domanda "Hai mai subito discriminazioni o violenze nella tua ricerca di lavoro o nel tuo ambito lavorativo? Il 28% ha risposto affermativamente per quanto riguarda il processo di selezione e il 35% delle donne ha ritenuto di essere stato vittima di discriminazioni o violenze nel ambito del suo lavoro. Abbiamo ancora molta strada da fare!

 

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Fonte: sondaggio fatto da CleverConnect a marzo 2020 su 516 uomini e donne.