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La digitalizzazione a favore della fidelizzazione dei team HR

CleverConnect - La digitalizzazione a favore della fidelizzazione dei team HR

In materia di digitalizzazione, si è parlato molto della candidate experience. Così, dai manager, ai dipendenti, ai recruiter, tutti sono diventati consapevoli e partecipi di questa digitalizzazione. 

L'uso di nuovi strumenti digitali è diventato la norma per attrarre, convincere, assumere e fidelizzare nuovi collaboratori in un mercato sempre più teso. Ma che dire della recruiter experience? Sono collaboratori come tutti gli altri. Anche loro possono decidere di cambiare azienda. 

Chi sarà presente sul fronte del recruiting se nessuno pensa a trattenerli in azienda? Dopo tutto quello che è stato fatto per i candidati, cosa è stato fatto per facilitare la vita dei recruiter? Questo è proprio l'argomento del nostro articolo!

Il Big Quit dei recruiter?

Se ne parla da diverse settimane: l'arrivo del "Big Quit" in Francia. Questo fenomeno, nato negli Stati Uniti, riguarda tutte le categorie socio-professionali, che si dimettono per dare un senso alla loro vita. Bastano alcune cifre per farvi preoccupare: si parla di più di 4 milioni di dimissioni registrate ogni mese da luglio 2021 negli Stati Uniti. In Italia, si avverte una leggera ripresa ma è molto difficile essere ottimisti. Questo rende il compito dei recruiter ancora più difficile. Ma allora, come puoi offrire una candidate experience di qualità che ti permetta di vincere la guerra dei talenti se si fa altrettanto con la recruiter experience?

I recruiter sono collaboratori come tutti gli altri

In un contesto economico più difficile, il processo di selezione deve essere più efficiente sotto molti aspetti: efficienza, velocità, conversione. Combinando le crescenti richieste dei candidati con la carenza di certi profili, non si parla più di performance, ma di iper-performance. I selezionatori sono in prima linea e hanno bisogno di essere sostenuti più che mai. Sono la vetrina dell'azienda, i primi ambasciatori che i candidati vedono e cercano, il fiore all'occhiello dell'employer brand.

Essendo dipendenti, prima ancora di svolgere una funzione, i recruiter aspirano ad essere felici sul posto di lavoro e ad avere un impatto positivo. Vogliono potersi sviluppare, evolvere e progredire. Vogliono anche essere riconosciuti e valorizzati. E, come ogni dipendente, vogliono godersi il loro lavoro per poter dare il meglio di sé. Per fare questo, hanno bisogno di sentirsi bene nell'azienda. Tuttavia, secondo uno studio di Aptitude Research, un terzo dei recruiter americani sta pensando di lasciare il proprio lavoro nel 2022. E la metà di loro resterebbe se avesse la tecnologia giusta per svolgere il proprio lavoro.

Sentirsi bene implica diversi elementi, come l'essere ben equipaggiati ed essere predisposti al successo. È proprio qui che entra in gioco la digitalizzazione.

Tutto il digitale sarà una soluzione?

La digitalizzazione potrebbe giocare un ruolo nella fidelizzazione dei recruiter. La digitalizzazione è definita come l'uso di strumenti digitali come soluzioni collaborative, software di intelligenza artificiale, social network, app mobile, ecc. Questi strumenti possono semplificare la vita dei selezionatori e migliorare il loro lavoro quotidiano.

Essendo meno sovraccarichi di lavoro, i recruiter possono concentrare le loro energie sui candidati giusti, guadagnare in reattività e quindi in performance. Infatti, se c'è troppa complessità nei processi, questo avrà un impatto negativo sul recruiting, con conseguente minore impegno dei candidati e dei selezionatori stessi. La digitalizzazione, unita all'automazione, facilita il lavoro quotidiano del recruiter. Questo significa che stiamo passando da un lavoro multi-tasking ipercomplesso a una routine quotidiana centralizzata e quindi semplificata.

In un ambiente digitalizzato, i selezionatori hanno anche una migliore visibilità sui bisogni dei loro Hiring Manager, così come sulle aspettative dei candidati. I dati digitali permettono anche di misurare il rendimento del processo di selezione, di identificare le cause di rallentamenti o fallimenti e quindi di fare aggiustamenti in tempo reale.

Inoltre, la digitalizzazione è stata dimostrata dalla diffusione quasi sistematica dell’home working, indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda. Nuove abitudini e nuovi legami sono stati creati nonostante la distanza. Si pone allora la domanda: quanti recruiter sono equipaggiati per questo? Quanto è fattibile da un punto di vista tecnico un processo di selezione digitalizzato e collaborativo al 100%?

A che punto siamo con la digitalizzazione del processo di selezione?

Digitalizzare per performare

Digitalizzare il processo di selezione significa assumere in modo diverso. Più velocemente, più efficientemente, più collettivamente. A causa del loro lavoro multi-tasking, i recruiter si destreggiano con diversi strumenti. Alcuni sono ben equipaggiati, altri sono sotto-equipaggiati e a volte addirittura sovra-equipaggiati. È qui che sorgono le complicazioni, poiché alcuni strumenti forniscono un supporto centralizzato, per esempio l'utilizzo di un Career Site, un ATS (Applicant Tracking System), un dispositivo di onboarding, ecc. Altri sono più frammentati e si occupano delle esigenze individuali. Affinché la digitalizzazione funzioni e i recruiter ne traggano il massimo beneficio, l'idea non è quella di moltiplicare gli sforzi, ma di avere un approccio centralizzato.

Ricordiamo qui i molti punti positivi di una trasformazione digitale del recruiting:

  • Un processo più veloce
  • I candidati sono più autonomi
  • Un costo inferiore per l'azienda
  • La vita lavorativa del recruiter è semplificata
  • La nuova organizzazione permette una migliore collaborazione all'interno dell'azienda

E in pratica, come si traduce questa digitalizzazione nelle organizzazioni e nei dipartimenti HR?

Digitalizzare per riumanizzare

Quando parliamo dell'esperienza del recruiter, stiamo parlando della percezione che essi hanno della loro vita quotidiana. Se sentono che le loro giornate sono infinite, che non hanno gli strumenti giusti, che i processi sono caotici, che non stanno performando bene, allora c'è il rischio di esaurimento.

Il primo obiettivo è quello di renderli più efficienti. Il secondo obiettivo è quello di fornire loro un ambiente di lavoro più soddisfacente che incoraggi la loro fiducia e fedeltà. Infatti, se si sentono efficienti e competitivi, e quindi bene nella loro azienda, non andranno a vedere se l'erba è più verde altrove.

I candidati si aspettano che i recruiter diano loro una reale considerazione e personalizzazione. Vogliono essere trattati con cura e rispetto. Se il recruiter non ha il tempo di occuparsi di tutti gli incarichi, chi paga per questa mancanza di tempo? I candidati.

Come si può andare oltre nell'ottimizzazione del processo di selezione?

Automatizzare compiti a basso valore aggiunto

L’idea non è quella di eliminare tutte le attività umane, ma piuttosto di utilizzarle in modo pertinente. Più intuitiva è la soluzione, più efficiente è il recruiter. Tra i compiti che possono essere automatizzati, ci viene spontaneo pensare all’analisi dei CV (l'83% delle aziende usa già un software per analizzare le candidature - Apec 2017), alla pubblicazione multipla di annunci (il 79% delle aziende usa già un software per la diffusione le offerte di lavoro - Apec 2017) o alla programmazione dei colloqui.

Semplificare i processi

Ridurre il numero di compiti da svolgere per ottimizzare il tempo dei recruiter permette di gestire meglio il tempo e quindi di ottimizzare il processo di selezione dall'inizio alla fine. Dalla gestione delle candidature, alla comunicazione con i candidati, al colloquio e alla gestione di un pool di candidati, al Career Site, tutto può essere semplificato con l'aiuto del digitale.

Mettere i dati al centro dell'ottimizzazione

La digitalizzazione permette di accedere a dati preziosi e quindi di avviare KPI per valutare il livello di performance dei vari indicatori. Pensiamo in particolare al "Time to Hire", tracciando le fonti delle candidature, il tasso di conversione dei visitatori in candidati, ecc. Tutti questi dati permettono di monitorare le performance del processo di selezione.

Abbattere le barriere del recruiting

Infine, la digitalizzazione significa abbattere le barriere del recruiting. In altre parole, una visione collaborativa con tutti gli attori del processo: Hiring Manager, team HR, dipendenti e candidati. Pensiamo in particolare alla semplificazione del processo di cooptazione, allo sviluppo del loro pool di candidati e alla valutazione della soddisfazione dei candidati (NPS).

Gli HR Digital tools non sono solo destinati a migliorare la candidate experience. Hanno anche un effetto specchio sull'esperienza del recruiter, semplificando e centralizzando i compiti. I selezionatori infatti, sollevati da compiti che richiedono tempo, possono concentrarsi su azioni ad alto potenziale come la valutazione, la soddisfazione dei candidati o lo sviluppo del loro pool. Digitalizzare significa semplificare, e, per estensione, fidelizzare una popolazione di recruiter sempre più dilaniata dalle tensioni del mercato.

Non esitare a contattarci per saperne di più sulle nostre soluzioni digitali!