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Il virus che diede avvio al lavoro Agile

Com'è nato il lavoro Agile?

Persone al centro dell’organizzazione aziendale. Flessibilità. Work-life balance. In una sola parola: smart working.

Milano, 9 marzo 2050. Tutto corre digitalmente senza intoppi. Dalla spesa alle poste, dalla formazione scolastica a quella aziendale, dalla scelta della cena alla gestione del proprio calendario, dalla visualizzazione e condivisione di documenti alle firme contrattuali. Il lavoro è ovunque e il lavoratore talentuoso può permettersi di dare il proprio apporto a colleghi e manager in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, nella comoda dimora della condivisione online.

Oggi tutto questo ci sembra scontato, ma la rivoluzione digitale di cui ora siamo fortunati testimoni ha viaggiato di pari passo con un cambiamento culturale epocale nel mondo del lavoro in Italia, la cui strada è stata tutt’altro che lineare. Anzi, come altre occasioni che hanno segnato l’evoluzione del nostro Paese, è stato un evento imprevisto e destabilizzante, accaduto circa 30 anni fa, che ci ha spinti a trasformare una crisi in un’opportunità.

 

LA RAPIDA CORSA ALLO SMART WORKING 

Correva l’anno 2020. Dalla Cina si diffonde un virus sconosciuto, il CoVid-19. La prima nazione per numero di contagi diventa in breve tempo l’Italia. Il paese è impreparato sotto molti punti di vista e oltre l’emergenza sanitaria a destare preoccupazione è inevitabilmente il risvolto economico. Con la minaccia di una nuova recessione e la crisi di settori strategici, dal turismo alla ristorazione, dal Made in Italy agli eventi, è necessaria una rapida rivoluzione nei processi lavorativi fino ad allora rimasta in pectore. 

Il dibattito sul lavoro agile, infatti, è sul tavolo della politica e dell’economia da anni, ma i risultati poco incisivi e la mentalità diffidente delle piccole realtà aziendali ne rendono faticosa la diffusione. Non meno grave, una digitalizzazione delle imprese zoppicante, tanto nel pubblico quanto nel privato. I dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano nel 2019 registrano appena 570 mila lavoratori agili, seppur in crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Le grandi aziende trainano il cambiamento, ma ben il 51% delle PMI, lo zoccolo duro dell’economia italiana, si dichiara totalmente disinteressato all’implementazione dello smart working. 

Alla fine del febbraio 2020 tutto cambia. Chiudono le scuole, il Governo inizia a varare misure restrittive per contenere la diffusione dei contagi e il ricorso allo smart working, per tutte quelle professioni e quelle attività che lo consentono, diventa non più facoltativo, ma assolutamente necessario, per garantire la sicurezza dei lavoratori e al tempo stesso evitare lo stallo nelle aziende. 

L’Italia, paese di grandi imprenditori e creativi, decide che è il momento di cambiare passo e in poche settimane le organizzazioni aziendali si adeguano, rompendo gli schemi, superando ogni remora. Video call, documenti condivisi in Cloud, gestione del personale da remoto, ottimizzazione dei tempi e degli spazi. Tutto è possibile. È il nuovo Miracolo Italiano.

 

LA RAPIDA CORSA ALLO SMART WORKING 

Correva l’anno 2020. Dalla Cina si diffonde un virus sconosciuto, il CoVid-19. La prima nazione per numero di contagi diventa in breve tempo l’Italia. Il paese è impreparato sotto molti punti di vista e oltre l’emergenza sanitaria a destare preoccupazione è inevitabilmente il risvolto economico. Con la minaccia di una nuova recessione e la crisi di settori strategici, dal turismo alla ristorazione, dal Made in Italy agli eventi, è necessaria una rapida rivoluzione nei processi lavorativi fino ad allora rimasta in pectore. 

Il dibattito sul lavoro agile, infatti, è sul tavolo della politica e dell’economia da anni, ma i risultati poco incisivi e la mentalità diffidente delle piccole realtà aziendali ne rendono faticosa la diffusione. Non meno grave, una digitalizzazione delle imprese zoppicante, tanto nel pubblico quanto nel privato. I dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano nel 2019 registrano appena 570 mila lavoratori agili, seppur in crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Le grandi aziende trainano il cambiamento, ma ben il 51% delle PMI, lo zoccolo duro dell’economia italiana, si dichiara totalmente disinteressato all’implementazione dello smart working. 

 

Alla fine del febbraio 2020 tutto cambia. Chiudono le scuole, il Governo inizia a varare misure restrittive per contenere la diffusione dei contagi e il ricorso allo smart working, per tutte quelle professioni e quelle attività che lo consentono, diventa non più facoltativo, ma assolutamente necessario, per garantire la sicurezza dei lavoratori e al tempo stesso evitare lo stallo nelle aziende. 

 

L’Italia, paese di grandi imprenditori e creativi, decide che è il momento di cambiare passo e in poche settimane le organizzazioni aziendali si adeguano, rompendo gli schemi, superando ogni remora. Video call, documenti condivisi in Cloud, gestione del personale da remoto, ottimizzazione dei tempi e degli spazi. Tutto è possibile. È il nuovo Miracolo Italiano.

 

L’IMPORTANZA DI ANTICIPARE IL CAMBIAMENTO

La cosa sorprendente è che una volta avviato lo smart working, anche gli imprenditori più restii ad adottarlo si arrendono all’evidenza: il lavoro agile funziona. Aumenta la produttività, i dipendenti sono più motivati, la conciliazione lavoro-vita privata ha effetti positivi su tutto il sistema.

È così che ricordiamo oggi come è nato e come si è diffuso un nuovo modo di lavorare per le aziende improntato sulla collaborazione, sugli obiettivi, sulla responsabilizzazione verso i risultati

E da dove poteva partire questo cambio di mentalità se non proprio dalla gestione delle risorse umane? 

Ed ecco allora che guardandoci indietro, già 30 anni fa eravamo pronti. Quando è stato il momento di supportare le imprese che, gioco forza, si sono trovate a saltare una naturale fase di transizione, Visiotalent aveva le competenze, gli strumenti e le soluzioni adatte per mantenere gli standard di selezione al passo con il cambiamento, anzi, un passo avanti.

Una risposta smart alla necessità di attrarre i migliori talenti anche, o forse soprattutto, in momenti di crisi, grazie a un servizio digitale ed efficiente che accompagna le aziende nella selezione.

 

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